La convocazione della Procura e le perquisizioni a X France
Il clima attorno a Elon Musk e alla sua piattaforma X (precedentemente Twitter) si è fatto improvvisamente gelido in Europa. All'inizio di febbraio 2026, la sezione cyber della procura di Parigi ha ordinato perquisizioni presso la sede di X France e ha convocato ufficialmente Musk e l'amministratore delegato Linda Yaccarino per un'audizione libera prevista per il mese di aprile. Al centro dell'inchiesta c'è il presunto "funzionamento distorto" degli algoritmi della piattaforma e la mancata conformità alle rigide normative europee e francesi in materia di moderazione dei contenuti. Non si tratta di una semplice multa amministrativa, ma di un attacco frontale al modello di gestione "libertario" che Musk ha imposto fin dal suo acquisto della società.
Grok e il caos dei deepfake sotto la lente
L'elemento che ha fatto traboccare il vaso è Grok, l'intelligenza artificiale integrata in X. Gli inquirenti francesi stanno indagando sulla facilità con cui lo strumento è stato utilizzato per generare e diffondere contenuti illeciti, tra cui deepfake a sfondo sessuale che hanno coinvolto personalità pubbliche e negazionismo climatico e storico. La tesi della magistratura è che la piattaforma non abbia messo in atto filtri adeguati, permettendo all'AI di diventare un acceleratore di disinformazione e reati informatici. Questo mette in discussione il ruolo dei social non più come semplici "contenitori" passivi, ma come attori attivamente responsabili delle azioni dei propri strumenti tecnologici interni.
La sfida della sovranità digitale: Parigi contro Dublino
Un punto cruciale della vicenda è lo scontro sulla giurisdizione. X ha la sua sede legale europea in Irlanda, e Musk ha spesso utilizzato questa posizione per schermarsi dalle richieste degli altri Stati membri dell'UE, appellandosi al principio del "paese d'origine". Tuttavia, la procura di Parigi sta cercando di scardinare questo sistema, sostenendo che se un servizio opera e ha una filiale (seppur per soli fini commerciali) sul territorio nazionale, deve rispondere alle leggi di quello Stato, specialmente in presenza di reati informatici. È un braccio di ferro che va oltre Musk e tocca il cuore della sovranità digitale europea: chi ha l'ultima parola sul controllo delle piattaforme globali?
Algoritmi trasparenti o segreti industriali?
L'inchiesta punta a fare luce sul funzionamento degli algoritmi di raccomandazione, che secondo gli inquirenti favorirebbero contenuti divisivi o pericolosi per aumentare l'engagement degli utenti. Musk ha sempre difeso la libertà di parola assoluta, ma l'Europa risponde con il Digital Services Act (DSA), che impone trasparenza e responsabilità. Se l'inchiesta dovesse confermare violazioni sistemiche, X rischierebbe sanzioni pari al 6% del suo fatturato globale o, nei casi più estremi, il blocco del servizio in determinati mercati europei. La questione non è più solo tecnologica o economica, ma filosofica: in un'arena digitale senza confini, chi detiene il potere di decidere cosa è lecito e cosa no?
Il destino della libertà di parola nell'era dell'AI
La battaglia legale di Parigi rappresenta un momento spartiacque per il futuro di Internet. Da un lato c'è la visione di Musk di un "agora digitale" priva di censure, dall'altro la necessità delle democrazie liberali di proteggere i propri cittadini dalla manipolazione e dai reati digitali. L'esito di questa inchiesta definirà i confini della responsabilità delle Big Tech per i prossimi dieci anni. Se Musk sarà costretto a scendere a patti con la magistratura francese, il modello di business basato sulla deregulation totale potrebbe crollare definitivamente, aprendo la strada a un web più controllato, ma forse anche più sicuro e meno tossico per la democrazia.


